Bologna: la Dotta, la Rossa, la Grassa. Questi sono i tre aggettivi che da sempre definiscono il capoluogo dell’Emilia Romagna. Vediamo perché. La presenza di una delle università più antiche dello Stivale fa di Bologna la Dotta. Il caratteristico colore dei tetti delle case, invece, la rendono Rossa. Infine, la rinomata gastronomia ha regalato alla città l’appellativo di Grassa. 

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Bologna, però, è molto di più. Chiunque si rechi a Bologna non può fare a meno di meravigliarsi dinanzi a Piazza Maggiore, meglio nota come Piazza Grande. Si tratta del cuore cittadino, famoso per la splendida Fontana del Nettuno sulla quale si affacciano gli edifici più importanti del centro medievale. Tra questi la Basilica di San Pietro, la chiesa più importante e imponente della città. 

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Continuando a parlare di simboli di Bologna, non si possono dimenticare le torri del capoluogo, delle quali la Torre degli Asinelli e la Garisenda sono le più importanti. Ancora. La Basilica di Santo Stefano, l’insieme degli edifici sacri che formano il famoso complesso delle Sette Chiese, è un altro must imperdibile di Bologna. Così come merita una visita l’Archiginnasio, ovvero quello che è considerato il più bel palazzo della città.

Si potrebbe continuare ad elencare le attrazioni di Bologna all’infinito, senza dimenticare i suggestivi canali e i Portici di San Luca. Ma, come si diceva, Bologna è anche custode di segreti affascinanti. Il volto misterioso della bella città, infatti, fa capolino dai famigerati 7 segreti. Di questi il primo riguarda la Statua di Nettuno. 

Statua del Nettuno

La statua del possente dio marino è stata realizzata dal Giambologna, che avrebbe voluto dotare la figura di dimensioni intime pari alla sua magnificenza. Lo scultore venne però osteggiato e decise di architettare uno stratagemma. Da una particolare angolazione, grazie ad un effetto ottico, il pollice sinistro di Nettuno allude ad un fallo eretto proprio in coincidenza del basso ventre del dio. L’angolazione è facilmente individuabile poiché segnata sulla terra da una pietra scura. 

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Finestrella al numero 16 di via Piella

Il secondo segreto riguarda uno scorcio tipicamente veneziano visibile nei pressi di Via Piella, da un piccolo affaccio sul Canale delle Moline. La cosiddetta “piccola Venezia” a Bologna. Al numero 16 di via Piella si trova una piccola finestrella nel muro che apre sul canale delle Moline. Ebbene da qui, per chi lo sa, si gode di un panorama davvero unico, con le casette colorate che si specchiano nell’acqua del canale. Non è l’unico punto della via da cui si gode di questa vista, ma certamente è il più segreto.

Il terzo segreto di Bologna si trova all’angolo tra via Indipendenza e via Rizzoli. Qui c’è un portico sotto il cui soffitto è custodita la curiosa iscrizione “Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia” (“Il pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è gioia”). Non è ancora chiaro il reale riferimento alla cannabis quale fonte di protezione. Le teorie sono diverse e vanno dalla protezione dal dolore alla ricchezza derivata dal commercio di canapa, largamente diffuso a Bologna in passato.

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Voltone del Podestà

Il “Telefono senza fili” è il quarto segreto. Si tratta in realtà di un esperimento che diverte ogni turista a spasso per Bologna. Posizionandosi agli angoli opposti del Voltone del Podestà, rivolti verso le colonne, infatti, indipendentemente dalla distanza, si riesce a sentirsi chiaramente senza alzare il tono della voce. Si tratta di fisica, chiaramente, eppure chiunque provi questo effetto acustico vi trova un po’ di magia.

Corte Isolani

Il quinto segreto di Bologna è quello delle tre frecce nel portico d’ingresso della Corte Isolani, su Strada Maggiore. La leggenda vuole che, nel bel mezzo di un’aggressione, una fanciulla nuda affacciata alla finestra abbia distratto i banditi intenti a uccidere un benestante bolognese. Ebbene, le frecce scagliate dai tre malviventi finirono sul portico, mancando il bersaglio. Le tre frecce ci sono ma tendono a nascondersi tra le striature del legno.

Torre degli asinelli

Il penultimo segreto di Bologna è quello del vaso rotto di Torre degli Asinelli. Si dice che in cima alla torre si trovi un vaso di ceramica rotto che rappresenta la capacità dei bolognesi di risolvere i conflitti civilmente e pacificamente. In questo caso si tratta davvero di un mistero perché non si sa chi abbia rotto il vaso né quando. Del resto, però, nessuno lo ha mai davvero visto!

Portico di San Luca

Le 666 arcate del Portico di San Luca sono il settimo mistero di Bologna. Si tratta del portico più lungo del mondo: 3.796 metri con 666 arcate. Ma siamo sicuri che il numero delle arcate sia corretto? Partiamo dal presupposto che il numero in questione, secondo la Bibbia, è il numero che rappresenta Satana e che secondo la leggenda il portico di San luca rappresenta il serpente demoniaco, la cui testa (ovvero il Santuario in cima al Colle) è schiacciata da Maria. 

Santuario Madonna di San Luca

Rimane il fatto che gli archi del Portico di San Luca non sono sicuramente 666. Semplicisticamente potremmo dire che il numero delle arcate varia a seconda del punto da cui si inizia a contare. La questione, però, è molto più contorta e misteriosa e, ad oggi, non si è fatta chiarezza. In definitiva c’è chi ne ha contati circa 302 e chi più del doppio.

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