Borghi medievali perfettamente conservati e tesori naturali di rara bellezza, l’alto Lazio è lo scrigno del centro Italia tutta da scoprire. Nel cuore di questa zona, fortunata sia per posizione geografica che per il patrimonio culturale che racchiude al suo interno, non distanti da Viterbo ci sono poi due laghi vulcanici famosi per la loro bellezza e per le leggende alle quali sono legati. Si tratta di Vico e Bolsena, i due specchi d’acqua più importanti della Tuscia viterbese.

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Lago di Vico


Tuscia viterbese, i laghi di Vico e Bolsena

Il lago di Vico, situato tra Viterbo e Ronciglione è uno dei più belli e integri d’Italia. La sua morfologia è unica, così come i boschi incontaminati che lo circondano. La leggenda vuole che Ercole in persona fosse l’artefice della formazione del lago che, in realtà, è il frutto della lunga attività del vulcano Vicano, che modellò tutto il territorio circostante fino al Tevere. L’esplosione del cono principale e il suo sprofondamento diedero origine a una caldera relativamente estesa al cui interno emerse un piccolo cono lavico, l’attuale Monte Venere.

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Lago di Vico – Monte Venere

La zona circostante il lago è famosa per la folta selva che, grazie all’istituzione della Riserva Naturale nel 1982, è rimasta sostanzialmente intatta. Il lago di Vico offre scenari unici ed emozionanti in ogni periodo dell’anno ed è la meta ideale per gli amanti della natura e per una passeggiata con tutta la famiglia.

Il lago è anche molto frequentato dagli escursionisti, che vi trovano pane per i loro denti, e per i velisti. La balneazione è consentita anche se per diversi anni le acque sono state inquinate da alghe che hanno obbligato l’amministrazione a interdire l’accesso ai bagnanti.

Lungo il lago di Vico si trovano diversi stabilimenti attrezzati e ristoranti dove poter assaporare la cucina tipica del Viterbese. Per chi è alla ricerca di un’esperienza più autentica e a contatto diretto con la natura, il consiglio è quello di vivere il lago nel modo più selvaggio, andando alla ricerca delle “spiaggette” più isolate e utilizzando le aree pic nic tra gli alberi. 

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Lago di Bolsena

Ben più esteso di quello di Vico, altro specchio d’acqua interno della Tuscia è il lago di Bolsena è il più grande lago d’Europa di origine vulcanica. Il suo vasto bacino imbrifero (270 Kmq) si è formato nel corso di vari millenni attraverso una serie di sprofondamenti del suolo provocati dall’attività vulcanica di molte bocche eruttive. Nel bel mezzo dello specchio lacustre ci sono due isole, la Martana e la Bisentina, che sono il risultato delle ultime attività vulcaniche.

Quello di Bolsena è un lago molto popolato sia dai bagnanti che scelgono di trascorrere le loro giornate nel comfort di uno dei tanti stabilimenti presenti in ogni versante del lago, sia dai camperisti e da quanti preferiscono le zone libere per godersi le limpide acque lacustri.

Lago di Bolsena – Isola Martana

La navigazione nel lago di Bolsena è certamente una delle esperienze più suggestive da fare nella Tuscia, grazie alla bellezza del panorama di cui si gode e per la possibilità di avvicinarsi alle due isole inabitate che, seppur molto diverse tra loro, hanno in comune un’aura di fascino e mistero. Sull’isola Martana si respira ancora oggi la leggenda della regina dei Goti, Amalasunta, figlia di Teodorico e assassinata dal cugino Teodato nel 535.

Prima di essere uccisa, la regnante fu tenuta prigioniera in una rocca dell’isola Martana e alcuni pescatori raccontano che durante le giornate di forte tramontana, vicino l’isola, sia possibile udire le urla strazianti della regina; e che nelle notti di luna piena il suo fantasma si aggiri tra le acque e le rocce intorno l’isola. 

Lago di Bolsena – Isola Bisentina

L’isola Bisentina, invece, è famosa per essere oggi un vero e proprio paradiso terrestre, ricoperta di una folta vegetazione. Il passato dell’isola è molto travagliato, passata di mano in mano tra vari ricchi e spregiudicati padroni, per lungo tempo fu della famiglia Farnese, così come tutta la zona del comune di Bolsena. Nel 1295, epoca in cui era di proprietà della Chiesa di papa Urbano IV, l’isola veniva usata come prigione e, tra i reclusi nella torre della rocca, ci fu anche il gran maestro templare Ranieri Ghiberti. L’isola è famosa per essere spesso teatro di eventi aperti al pubblico.

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