Che il turismo in generale dovrà fare i conti con le conseguenze della pandemia di coronavirus era già nelle previsioni di addetti ai lavori e non. Ma l’allarme che arriva da una indagine realizzata da Cts Firenze per Assoturismo Confesercenti parla chiaro e con parole pesanti: il comparto turistico dell’Italia si prepara all’estate peggiore degli ultimi 20 anni.

Secondo gli analisti, nonostante la ripresa della mobilità interna e internazionale, le prenotazioni non decollano portando, per l’estate 2020, a una stima di 12,8 milioni di viaggiatori il che significa 56 milioni di pernottamenti in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

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Lo studio è stato condotto su un campione di 2.118 aziende della ricettività registrando una frenata brusca, che porterebbe alla perdita di oltre 3,2 miliardi di euro di fatturato, di cui il 52 per cento per le attività extralberghiere e il 48 per il comparto alberghiero. A incidere sarà il crollo dei turisti stranieri: in Italia ne arriveranno 43 milioni in meno rispetto al 2019, quasi la metà in meno. Meno contanuta la perdita del turismo interno, che dovrebbe frenare per l’11,6 per cento.

Le conseguenze, chiaramente, anche sul lato dell’offerta: è calcolato che circa 23mila strutture non apriranno per l’estate 2020, di cui 3mila nel comparto alberghiero, mentre molte altre hanno ridotto le disponibilità. Si prevede, così, una riduzione complessiva di 1,8 milioni di posti letto. Con ricadute importanti sui livelli occupazionali: a oggi sono più di 82mila gli addetti fissi e stagionali del sistema ricettivo rimasti senza lavoro, il 66 per cento del comparto extra alberghiero e il 34 nelle imprese alberghiere.

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